L’Eccezione Plautilla

25 gennaio 2023 - Stefania Abegaille

Quando iniziai ad insegnare, il libro d’arte in dotazione aveva una sezione dedicata alle donne artiste. La prima impressione fu positiva: finalmente un libro che annoverava fra i grandi nomi del passato delle donne. Certo era una sezione ben precisa, un angolo rosa in cui essere ricordate. Questa ulteriore considerazione mi indispose poco dopo, perché donne tanto eccezionali al pari dei loro colleghi maschi dovevano essere messe in un capitolo separato, perché non venivano semplicemente menzionate seguendo la linea spazio – tempo data dall’autore del libro. La risposta, ahimè, era semplice, quelle non erano eccellenze da ricordare ma eccezioni del sistema.

Un’eccellenza, ricordiamolo, è la punta di diamante all’interno di un contesto, che permette lo sviluppo massimo delle capacità.  Le eccezioni, come in questo caso, sono anomalie che invece sfuggono a quel sistema che fa di tutto per contrastarle.

Antonio Gherardi, Ritratto di architettrice, 1655-1663, olio su tela, 66.1 x 52.7 cm, Los Angeles, collezione privata

Plautilla Bricci è un’eccezione, un’eccezione straordinaria qualcuno direbbe, ma pur sempre un’eccezione che nonostante tutto e tutti è riuscita ad emergere come artista e, soprattutto, come architetta in un mondo in cui tale professione era prerogativa maschile. Estremamente scarse le notizie biografiche sulla nostra artista: sappiamo che è nata a Roma nel 1616 e battezzata nell’agosto di quel anno nella parrocchia di San Lorenzo in Lucine, come attestano i documenti ritrovati nell’archivio parrocchiale. 

Figlia di Chiara Recupita e di Giovanni Bricci, detto il Briccio, da molti è considerata figlia d’arte in quanto il padre pittore, drammaturgo e musicista la prese a bottega insegnandole i rudimenti del mestiere, per poi trovarle perfino le prime committenze, per lo più Madonne, molto richieste in quel periodo ma poco considerate dalle botteghe più prestigiose. La storia della sua prima opera nota, la Madonna col Bambino dipinta per la chiesa dei carmelitani di Monte Santo a Roma, ci è tramandata dall’incisore Pietro Bombelli che l’associò ad un evento miracoloso.

Plautilla Bricci, Madonna col bambino, 1640, olio su tela, 224 x 150 cm, Roma, Santa Maria in Montesanto.

Dopo aver terminato il piccolo Gesù ed il busto della Madonna, Plautilla, che aveva sempre lavorato su opere minute rispetto alle proporzioni della pala con cui si stava confrontando, ebbe quello che oggi definiremmo un blocco, non riuscendo così a lavorare sul volto della Madonna. Stanca e probabilmente frustrata per non essere all’altezza del lavoro affidatogli, andò a dormire e una volta sveglia il miracolo era avvenuto: l’opera era completa grazie all’intervento divino.

Ovviamente non siamo a conoscenza di ciò che successe davvero in quelle ore, ma possiamo facilmente immaginare che ciò fu un espediente del Briccio per consacrare la figlia come artista e per un po’ l’espediente funzionò: in tutta Roma si parlava dell’artista miracolata.

Plautilla Bricci, Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante la nascita di San Giovanni Battista, 1675, olio su tela, 247 x 175 cm, Poggio Mirteto, chiesa di San Giovanni Battista.

Ma tale grazie durò poco, perché ad un certo punto vennero messe in dubbio le qualità pittoriche di Plautilla, dopotutto era stato un intervento divino a ultimare l’opera, non era stata di certo stata lei. Inoltre, la si legò in modo indissolubile ad un tipo preciso di opere e questo non le permise di avere altre tipologie di lavori per molto tempo.

Plautilla Bricci, Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante il martirio di San Giovanni Battista, 1675, olio su tela, 247 x 175 cm, Poggio Mirteto, chiesa di San Giovanni Battista.

Al netto di ciò, l’opera Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante il martirio di San Giovanni Battista è un punto focale della carriera artistica di Plautilla, perché sarà proprio grazie alla curiosità suscitata da quest’ultima, che le farà conoscere Maria Eufrasia della Croce, suora carmelitana e pittrice, sorella di Elpidio Benedetti che in seguito diventerà suo mecenate e ciò le permise di avere diverse commissioni religiose, ma anche di conoscere alcune delle personalità più influenti della Roma di quegli anni, come Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, Andrea Sacchi, Giovanni Francesco Grimaldi, Giovan Francesco Romanelli.

Sempre per parlare dell’eccezionalità che fu la sua vita, viene ammessa come pittrice all’Accademia di San Luca – accademia, ricordiamolo, luogo dove gli artisti di quel periodo miglioravano le proprie tecniche e prendevano il titolo di maestro. Di questo periodo della vita dell’artista sappiamo poco: unica nostra traccia ufficiale un documento datato al 1655 e nulla più.

Plautilla Bricci, Madonna del Rosario con i santi Domenico e Livorio , 1683-1687, olio su tela centinata, 278 x 180 cm, Poggio Mirteto, chiesa di Santa Maria Assunta

Invece, il suo ruolo come architettrice si consacrerà nell’ottobre del 1663, quando l’abate Benedetti le commissiona la realizzazione della propria villa presso Porta San Pancrazio. Ora, chiunque abbia fatto dei lavori in casa, anche solo comprare dei mobili nuovi, saprà perfettamente quanto è difficile ottenere quello per cui si pensa di aver pagato, per tutta una serie di motivazioni che vanno dalle semplici incomprensioni fino ad arrivare alle difficoltà tecniche di realizzazione.

Se siete donne o venite percepite come tali queste difficoltà aumentano, chiunque ne saprà più di voi sul vostro lavoro e sulle vostre necessità in generale. Provate quindi ad immaginare la situazione in cui si trova Plautilla: è il 1663, storicamente siamo a cavallo tra il periodo della  Controriforma e del Barocco, ed è a capo del progetto della villa dell’uomo che molti immaginano sia il suo amante, un cantiere quello, in cui lavorano Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona e Giovan Francesco Grimaldi, che sono già all’epoca considerati artisti eccezionali – non eccezioni – e lei è solo Plautilla Bricci, la figlia del Briccio, e nonostante ciò è lei a dirigere i lavori.

Decide così di fare qualcosa che ai nostri occhi appare come rivoluzionario: prendersi il giusto merito. Per prima cosa Plautilla fa incidere una lastra di piombo che riporta il suo nome da posare insieme alla prima pietra. Dopodiché, firma il suo progetto lasciando un segno nella storia che non dovrebbe essere dimenticato: per la prima volta una donna firma un progetto architettonico in un atto ufficiale e, non essendoci ancora un termine idoneo, Plautilla applica delle semplici regole di grammatica declinando al femminile la parola architetto firmandosi “Signora Plautilla Bricci architettrice” – d’altronde se pittore può diventare pittrice, lo stesso varrà per architetto che diventa architettrice.

Plautilla Bricci, Progetto per la Villa Benedetta, detta il Vascello, 1663, penna e inchiostro bruno, acquerello grigio su carta chiara, Roma, Archivio di Stato, Trenta Notai Capitolini, Uff. 29, vol. 182

La villa fu distrutta nell’assedio del 1849. Da ciò che ci resta – una parte di muro e varie descrizioni e disegni – possiamo dedurre avesse una forma allungata, con i lati minori prospettanti l’uno sull’Aurelia e l’altro verso il Vaticano, che le fece assumere l’appellativo de Il Vascello, nome che presto passò a definire anche il toponimo di tutta l’area. 

Domenico Amici, Il Vascello distrutto, 1858, acquaforte e bulino su carta, 20.6 x 27.2 cm , Roma, Istituto Nazionale per la Grafica.

L’ottimo lavoro svolto e l’aiuto di Benedetti, le porterà nuove committenze e tutte, o quasi, legate alla corte di Francia riuscendo così a vivere del suo lavoro di artista, mantenendosi da sola: non fu moglie, non fu monaca o zitella in casa di parenti ma signora romana, pittrice e architettrice, sempre libera e fedele a se stessa.

Plautilla Bricci, San Luigi IX di Francia tra la Storia e la Fede, 1676 – 1680, olio su tela, 321 x 164 cm, Roma, chiesa di San Luigi dei Francesi.

Solo dopo la morte del fratello Basilio avvenuta nel 1692 ormai anziana e non più del tutto in grado di provvedere alle proprie necessità si trasferisce nel monastero di Santa Margherita in Trastevere, dove muore il 13 Dicembre 1705.

Plautilla è la nostra eccezione e non va dimenticata, merita la nostra attenzione e di trovare il giusto spazio tra le storie che raccontiamo perché, in un mondo creato su misura per il genere maschile, lei è riuscita a trovare posto in un tavolo truccato, che non la voleva.

Bibliografia:
Consuelo Lollobrigida, Plautilla Bricci. Pictura et Architectura Celebris. L’Architettrice del Barocco Romano, Gangemi, 2017;
Melania G. Mazzucco, L'architettrice, Torino, Einaudi, 2019;
Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, catalogo della mostra, a cura di Yuri Primarosa, Roma, Officina Libraria, 2021.