Madeline Miller: il mito specchio della modernità
13 novembre 2025 - Emily Iachi Bretto
Nell’ultimo decennio il retelling mitologico rappresenta una delle tendenza più significative e commercialmente rilevanti della letteratura e del mercato contemporaneo. Il sottogenere dei retelling basati sulla mitologia greca è “esploso” , saturando gli scaffali delle librerie e i feed di instagram e tik tok.
Una categoria che è tutt’altro che di facile scrittura, le autrici devono sapersi muovere all’interno di questa nuova realtà che stanno creando, consapevoli del complesso equilibrio che deve mantenere tra rispetto della tradizione narrativa, dell’identità archetipica dei personaggi del mythos di riferimento e l’introduzione di una sensibilità moderna e personale.
Questo grande successo deriva prima di tutto dal mito stesso, che continua anche nell’epoca della rivoluzione digitale ad affascinare e a parlare ancora di noi, semplici esseri umani, “persone (padri, madri, figli, amanti) che sbagliano e pagano per i loro errori” (Bonazzi M., L’attualità dei miti, in «La Lettura – Corriere della Sera» n°378, 24 febbraio 2019, p. 2.).
La mitologia offre archetipi in grado di risuonare con le dinamiche umane contemporanee, proprio per questo motivo il retelling mitologico contemporaneo può essere usato come strumento di critica sociale, da ciò trae gran parte della propria legittimità e dignità letteraria. Le strutture narrative antiche, essendo spesso fallocentriche si prestano nel raccontare dinamiche moderne e ciò permette di riabilitare delle figure a cui non è mai stato concesso di parlare di sé: le figure femminili, I lettori contemporanei cercano un conforto etico nel mito, esigendo giustizia per le vittime, e il retelling glielo fornisce.
Ciò fa avvenire una trasformazione: la donna che, storicamente, è sempre stata relegata a ruoli marginali, una macchietta sullo sfondo, prende coscienza di sé e diviene protagonista con piena consapevolezza di sé e del fatto che può narrare la sua storia.
«Poets and artists throughout history have begged the Muses for assistance because the alternative is divinely bestowed writer’s block.»
-Natalie Haynes, “L’ira di Atena”.
Il tutto viene narrato attraverso un’ottica femminista e di inclusività, come la rappresentazione delle identità LGBTQIA+, grazie a ciò il genere si eleva da mero intrattenimento a commentario socio-culturale, affrontando le tematiche del trauma, della misoginia e della marginalizzazione in modi che i testi originali, prodotti da culture diverse, non potevano concepire.
Negli ultimi anni, molte/i artiste/i contemporanei hanno scelto di reinterpretare miti/storie tradizionali, per affrontare temi attuali e mettere in discussione la rappresentazione stereotipata e la marginalizzazione delle donne. Queste riscritture promuovono una prospettiva femminista che rifiuta il pregiudizio patriarcale e restituisce voce e complessità ai personaggi femminili.
Tra gli esempi più significativi figurano autrici e autori come Pat Barker, che con Il silenzio delle ragazze, racconta il trauma della guerra dal punto di vista delle “misere donne, catturate, degradate, asservite o stuprate”, come Briseide; Jennifer Saint, con Arianna ed Elettra; Natalie Haynes, “Lo sguardo di Medusa” che racconta, non solo la leggenda della donna gorgone, ma scava in profondità, parla di una vittima e oscura il punto di vista eroico di Perseo; “Il canto di Calliope”, nel quale si racconta della guerra di Troia e delle sue conseguenze dal punto di vista delle sopravvissute: le donne, la penna della Haynes da voce alle varie Andromaca, Briseide, Cassandra, Creusa, Ifigenia, o Pentesilea ; Rachel Smythe, autrice del webtoon Lore Olympus; Marilù Oliva con la sua lettura critica all’interno di “Le Medee di Didone”; fino a Rick Riordan, la cui saga di Percy Jackson — insieme ad altre opere ispirate alla mitologia, come The Heroes of Olympus e The Trials of Apollo — attinge ampiamente al patrimonio mitologico classico, offrendo al contempo figure femminili forti, sfaccettate e centrali nelle vicende narrative.




Un esempio emblematico di questo processo è rappresentato dalle opere di Madeline Miller, scrittrice americana e insegnante di greco e latino, che con La canzone di Achille, Circe e Galatea ha reso il mito accessibile, emozionale e profondamente umano, dimostrando come la passione per il mondo antico sia più viva che mai.
MADELINE MILLER – VITA

Nata il 24 luglio 1978, Madeline Miller cresce tra New York e Philadelphia coltivando sin da bambina un profondo amore per i libri, trasmesso dalla madre, libraia di professione, che riempie gli scaffali di casa di romanzi, saggi al femminile e grandi classici della letteratura antica come L’Odissea, uno dei classici della “buona notte” in casa Miller. Questa passione per la letteratura e per il mondo antico si trasforma presto in una vocazione: si laurea in Filologia Classica alla Brown University e inizia a insegnare latino, greco e filologia, oltre a dirigere rappresentazioni teatrali ispirate alle opere di Shakespeare. Successivamente frequenta la Yale School of Drama, dove si specializza in drammaturgia, concentrandosi sull’adattamento dei testi classici.
Oggi vive a Cambridge, nel Massachusetts, e continua a coltivare lo stesso amore per il mito e per la narrazione che l’ha accompagnata fin dall’infanzia. Con i suoi retelling dedicati alla mitologia greca, è diventata una delle autrici più apprezzate e discusse degli ultimi anni.
Nella produzione letteraria di Madeline Miller troviamo, al momento, tre romanzi: La canzone di Achille, Circe e Galatea, divenuti veri e propri casi editoriali a livello internazionale.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il modo in cui i social media, e in particolare TikTok, hanno contribuito in modo “involontario” al successo dell’autrice. La canzone di Achille era infatti stata pubblicata nel 2011, ben prima dell’esplosione del fenomeno dei booktoker; eppure, anni dopo, il romanzo è improvvisamente tornato alla ribalta quando Selene Velez, un’influencer che si occupa di libri e che ai tempi sfiorava i 100mila follower, ha inserito il titolo in una lista di “libri che fanno piangere”.
Da quel momento, la curiosità degli utenti si è trasformata in un vero e proprio passaparola virale, fino a far impennare le vendite negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
MADALINE MILLER – LA CANZONE DI ACHILLE
“Nomina un eroe che fosse felice.”
Ho riflettuto. Eracle impazzì e uccise la sua famiglia; Teseo perse la sua sposa e suo padre; i figli e la nuova moglie di Giasone furono assassinati dalla sua vecchia; Bellerofonte uccise la Chimera ma fu paralizzato dalla caduta dal dorso di Pegaso.
“Non puoi.” Ora era seduto, inclinato in avanti.
“Non posso … Lo so. Non ti lasceranno mai essere famoso e felice.”
Sollevò un sopracciglio.
“Ti dirò un segreto.”
“Dimmelo.”
Mi piaceva quando era così.
“Sarò il primo.”
Mi prese il palmo e lo tenne al suo.
“Giuralo.”
“Perché io?”
“Perché sei la ragione, giuralo.”
“Lo giuro.”
Madaline Miller, La canzone di Achille;
Il romanzo, che ha richiesto circa dieci anni di lavoro, racconta la storia di Achille e Patroclo attraverso la voce narrante di quest’ultimo, quindi in un’ottica non etero-normativa che offre una narrazione intima e umana del mito di Achille, il più grande di tutti gli Achei.
Miller ha fatto dell’inclusione il suo cavallo di battaglia e ha avuto l’ambizione di approfondire questo rapporto che è sempre stato troppo poco esplorato ma sempre accennato, pensiamo ai pochi frammenti rinvenuto de “ I Mirmidoni”, tragedia perduta di Eschilo che narrava il rapporto tra Achille e Patroclo, descritto come un legame amoroso in cui Achille era l’erastès e Patroclo l’eromenos.
Nello stesso poema epico, che narra gli eventi accaduti nei cinquantuno giorni del decimo (e ultimo) anno di guerra, non viene taciuto il rapporto particolarmente intimo e intenso tra i due: Achille che appare spietato, insensibile e arrogante con i compagni d’arme ma che con Patroclo si mostra molto gentile e premuroso. Di grande importanza si evidenza il ventitreesimo libro dell’Iliade, che parla della morte di Patroclo: Achille, sconvolto dal dolore, sogna l’amico che gli chiede di condividere con lui la stessa urna, segno del legame profondo che li univa fin dall’infanzia.
Al momento del funerale, il figlio di Teti si taglia le lunghe ciocche di capelli biondi in segno di lutto, compiendo un gesto rituale di devozione e sacrificio, quindi prepara la pira funebre, adornandola con offerte di animali, miele, olio e prigionieri troiani. Dopo aver acceso il fuoco, invoca ancora una volta l’amico perduto e affida le sue ossa a un’urna che un giorno accoglierà anche le proprie. Infine, organizza le gare funebri in onore di Patroclo, trasformando il dolore in memoria e in celebrazione del valore eroico.
“Come singhiozza un padre bruciando le ossa del figlio – che è appena andato sposo – e che è morto lasciando i genitori angosciati, – così singhiozzava Achille bruciando le ossa dell’amico, – trascinandosi intorno al rogo e gemendo senza sosta.”
-Omero, Iliade, libro XXIIILa Miller ha dichiarato di essersi ispirata a fonti classiche come Omero, Ovidio, Platone, Eschilo, Sofocle, Apollonio Rodio e Virgilio, fondendo la tradizione epica con una sensibilità moderna capace di restituire ai personaggi un’intensità emotiva inedita.
Sul Guardian l’autrice racconta che:
“Ero estremamente colpita dalla terribile, addolorata e devastata reazione di Achille alla perdita di Patroclo. Quello era il passaggio su cui continuavo a tornare, perché volevo approfondirlo. Patroclo è una figura sfuggente all’interno del poema. È un mistero. Per questo volevo capire: chi è quest’uomo? Perché significa così tanto per Achille?”
Quindi, decide di esplorare proprio questo: il legame dei due: amici, amanti e compagni di guerra.

A prescindere dai gusti personali, quindi che il romanzo possa stilisticamente piacere o meno (e io di questo sono di parte), bisogna evidenziare come Miller sia stata stata capace di strappare la cultura classica dalle mani dell’élite, indirizzandola all’interno della letteratura popolare con la quale poter leggere il presente.
Non abbassa il mito ma lo innalza, rendendolo fruibile ai più giovani che, grazie a questa lettura, hanno potuto avere un primo approccio con la mitologia greca e con tematiche sociali di grande rilevanza al giorno d’oggi.
MADALINE MILLER – CIRCE
In “Circe”, secondo retelling della sua produzione, Miller non indietreggia nemmeno di un passo anzi, se è possibile cerca di superare la sua prima Global Novels. Ripescando i nostri ricordi scolastici, oltre a Patroclo e Achille “cugini” e “ottimi amici”, Circe ci viene presentata come la maga che trasforma i compagni di Ulisse in porci, dalle grandi doti di ammaliatrice e … basta. Circe non è più di ciò, allora Miller affonda le mani all’interno del vaso di pandora e ci racconta di una Circe sconosciuta e profondamente decostruita, che trasmuta i marinai affamati in maiali non per crudeltà, ma per difesa verso di sé e le Ninfe che abitano l’isola con lei, versione ripresa anche da Jorge Rivera-Herrans all’interno di “Epic the Musical”.
[Circe] All I did was reveal their true forms
[Odisseo] You turned them into pigs
[Circe] I don’t know who you are nor why you’re here
But let me make this one thing clear
, nymphs I can’t nеglect
So I’m not taking chances, dear
…[Circe]“My nymphs are like my daughters
I protect them at all costs
The last time we’ve let strangers live
We faced a heavy loss
You’ve given me no reason
To bestow you with my trust
But everyone’s true colours
Are revealed in acts of lust”
-Jorge Rivera-Herrans, Epic The Musical, Saga di Circe, “Done For”.

Miller dà vita a un racconto di emancipazione e coraggio, qui la maga diviene un personaggio autonomo capace di amare ed odiare, di provare amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia.
È anche vulnerabile e diversa fin dalla nascita, come dice lei stessa: “Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità”.
Circe è figlia di Elios, dio del Sole, e di Perseide, una naiade custode di fiumi e sorgenti. Eppure, a differenza dei suoi genitori e dei fratelli divini, si distingue per il suo aspetto ombroso, il carattere ribelle e l’indole indipendente, che la porta a preferire la compagnia dei mortali a quella degli dèi.
In un’intervista rilasciata al Guardian, Madeline Miller descrive Circe come “una terrificante e bellissima dea-strega” che tiene addomesticati leoni e lupi e trasforma gli uomini in maiali. Ma è solo un cameo: non appena appare, Ulisse sta già salpando, quindi della terribile maga sappiamo poco e nulla, Omero non ci dice nulla dei suoi tormenti interiori, o di come sia diventata così com’è. Ed è proprio da questo silenzio che nasce la sua riscrittura: Miller sceglie di esplorare ciò che nei testi antichi è rimasto taciuto, restituendo voce e profondità al personaggio.
Una parola che non conoscevo. Una parola che nessuno conosceva, allora.
«Pharmakis» ripetei.
Maga.
-Madaline Miller, Circe.
Il romanzo segue Circe sin dall’infanzia, tra fragilità e scoperte, attraverso i primi amori e le passioni che generano anche rabbia, gelosia e invidia, fino all’episodio della trasformazione di Scilla e alla rivelazione della sua vera natura: quella di una maga.
«Ognuno di loro, eccetto Circe. Eravate tutti qui quando lei ha confessato di essere andata esplicitamente alla ricerca dei suoi poteri. Era stata avvertita di starne lontana, tuttavia ha disobbedito.»
Il viso di mia nonna, gelida sul suo scranno intagliato nell’avorio.
«Ha sfidato i miei ordini e contraddetto la mia autorità. Ha rivolto i suoi veleni contro i suoi stessi simili, oltre ad aver commesso altre slealtà.» Il bianco accecante del suo sguardo si posò su di me. «Lei è un’onta per il nostro nome. Ingrata verso tutte le attenzioni che le abbiamo mostrato. Si è deciso con Zeus che per questo dovrà essere punita. Sarà esiliata in un’isola deserta dove non potrà più nuocere. Partirà domani.»
-Madaline Miller, Circe
Quando, a causa del suo potere, Circe viene esiliata sull’isola di Eea, dopo un primo momento di smarrimento, trova il coraggio di ricominciare. Impara a conoscere le virtù delle piante, addomestica le bestie selvatiche e compie i primi passi incerti verso la magia, che con il tempo affina fino a diventare simbolo di autodeterminazione e libertà.
Miller si concentra sui sentimenti della protagonista e sugli incontri che il destino le riserva: l’ingegnoso Dedalo, il mostruoso Minotauro, la feroce Scilla, la tragica Medea, l’astuto Odisseo e, infine, la misteriosa Penelope. Non più soltanto maga, ma anche amante e madre, Circe deve infine affrontare le ostilità dell’Olimpo e scegliere se appartenere al mondo degli dèi, in cui è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.
Considerata la prima strega della letteratura occidentale, Circe è una figura che sfugge alla propria condizione e lotta per l’indipendenza, divenendo emblema di autodeterminazione femminile. La sua storia, come quella di Achille, si fa portavoce di temi universali come identità, libertà, amore e desiderio che parlano a ogni epoca e generazione.

MADELINE MILLER – GALATEA
Il fatto è che mio marito non si aspettava che io parlassi. Non lo incolpo per questo poiché mi ha sempre vista soltanto come una statua, pura e bella e arrendevole alla sua arte. Ovviamente, quando desiderò di potermi vedere viva intendeva ancora come statua, soltanto un corpo caldo da poter scaldargli il letto. Sembra stupido che non ci abbia pensato completamente, come sarei potuta essere viva e al tempo stesso essere una statua. Sono nata da undici anni e persino io lo so.
-Madaline Miller, Galatea;
Nelle Metamorfosi, Ovidio racconta la storia di Pigmalione, uno scultore cipriota che, dopo aver plasmato una statua femminile di straordinaria bellezza, finì per innamorarsene perdutamente. Trascorse molte notti accanto alla sua creazione e, spinto dal desiderio, si rivolse ad Afrodite chiedendo che la scultura prendesse vita. La dea accolse la sua preghiera e trasformò l’opera in una donna in carne e ossa, che Pigmalione sposò.
Nel racconto originale la statua non aveva un nome: Ovidio la definisce semplicemente “la donna d’avorio” e per secoli rimase anonima, finché Goethe (molto probabilmente per primo) sentì l’esigenza di attribuirle un nome e la chiamò Elisa. Solo in epoche successive la figura assunse il nome di Galatea, dal greco antico Galateia, latinizzato in Galatea. Il termine deriva da gála, “latte”, e significa quindi “bianca”, “candida come il latte” o “bianca come il marmo”, la materia stessa da cui la statua era stata scolpita.
Nel racconto Galatea, Madeline Miller riprende e rinnova questo mito, scegliendo di narrarlo in prima persona attraverso la voce della statua stessa e la fa diventare di più che semplice sposa di Pigmalione: le conferisce pensiero, emozioni, desideri e progetti futuri diversi da quelli del suo creatore, ancora convinto di essere lui il padrone della sua mente e del suo cuore.
In un’intervista rilasciata a Nicole Bonia, l’autrice ha raccontato che è entrata in contatto con questo mito ai tempi dell’università, quando aveva letto Ovidio per la prima volta e ne era rimasta affascinata:
“È uno di quei miti pieni di molteplici risonanze,” afferma Miller, “l’ossessione di un artista per la propria opera, il potere del desiderio verso chi amiamo e, soprattutto, la tendenza a idealizzare la donna invece di permetterle di essere reale.”
Colpita dal dettaglio secondo cui Pigmalione rifiutava le donne in carne e ossa per rifugiarsi nella perfezione della sua creazione, Miller iniziò a chiedersi come sarebbe stata la vita accanto a un uomo così e decise che un giorno avrebbe dato a Galatea la possibilità di parlare con la propria voce.
Il racconto si apre con Galatea rinchiusa in una stanza d’ospedale, in un contesto che richiama la contemporaneità. Le uniche visite che riceve sono quelle del marito, Pigmalione, incontri scanditi da una sorta di copione che lei deve ripetere ogni volta per non provocarne l’ira.
Il primo atto è sempre lo stesso: il “risveglio”. Quando Pigmalione entra nella stanza, Galatea deve fingere di dormire e poi simulare la propria “nascita”, la scena originaria in cui lui prega la dea di darle vita, e lei, pudica, apre gli occhi, lo abbraccia e si concede tra le sue braccia. Queste visite sono brevi e hanno un unico scopo: consumare l’atto sessuale. Subito dopo, Pigmalione se ne va, lasciandola nuovamente sola, “in punizione” per aver tentato, un anno prima, di fuggire da lui, dal suo amore che oramai si era mutato in possesso, in gelosia, in ossessione che si sono amplificati dopo la nascita della loro figlia..
Pigmalione incarna la figura del marito-padrone-creatore, che costringe Galatea a rivolgersi a lui come “padre, madre, fratello e amante”: egli è, nella sua visione, l’unica ragione della sua esistenza, poiché ritiene di averle donato la vita. Ma il suo amore è solo possesso: non mostra alcun interesse per i desideri, i pensieri o la voce interiore della donna che dice di amare. Purtroppo la storia di Galatea si ripete ogni giorno nella realtà, troppe donne sono intrappolate in relazioni tossiche ed estremamente pericolose, che attentano alla loro vita. Miller decide di far fuggire Galatea dal destino scelto per lei, farla diventare finalmente libera.

Per quanto possa sembrarci lontana, la mitologia greca continua ancora oggi ad avere un certo ascendente sull’essere umano ed è ancora in grado di parlarci, ed a dimostrarlo sono proprio le autrici e gli autori citati finora che ci dimostrano quanto questi antichi racconti siano capaci di parlare al presente con sorprendente chiarezza.
Nelle opere della Miller abbiamo quattro protagoniste, ognuno con la propria storia, la propria voce e il proprio vissuto, che ci appaiono in una luce nuova: non più figure irraggiungibili, ma persone che vivono emozioni intensamente umane nonostante la loro natura divina.
Spogliate del loro piedistallo, Achille, Patroclo, Circe, Galatea diventano specchi in cui riconosciamo fragilità che sono anche le nostre: ridono e soffrono, amano e temono, provano gioia, gelosia, ossessione, smarrimento.
Chi non si è sentito almeno una volta come Patroclo, in balia dei propri sentimenti di fronte alla persona amata? E chi non ha condiviso il tormento di Circe, sospesa tra ciò che è e ciò che desidera diventare?
Eppure il loro fascino non si limita alle pagine dei libri: questi miti, rinnovati da interpretazioni contemporanee, sono ormai entrati pienamente nella cultura pop: oltre ai romanzi troviamo serie, film, graphic novel e videogiochi che continuano a rielaborarli, rendendoli riconoscibili e vicini anche a chi, durante le ore di epica alle domande della professoressa rispondeva con uno sbadiglio.
Proprio questa diffusione rende la mitologia un linguaggio condiviso, capace di avvicinare le nuove generazioni e di farle appassionare, è in questa continua rinascita che i miti trovano la loro forza: attraverso nuove voci e nuovi media, continuano a raccontare noi stessi.
Ed è proprio in questa umanità ritrovata che risiede il loro fascino contemporaneo: i miti non smettono mai di parlarci perché, attraverso nuove voci e nuove interpretazioni, continuano a raccontare di noi, semplici esseri umani.
Bibliografia
Chi è Madeline Miller, l’autrice che racconta i miti classici e che piace agli adolescenti – ilLibraio.it
Riflessioni sui femminicidi: GALATEA Madeline Miller
Il segreto di Madeline Miller: come nasce il successo de La canzone di Achille
Il ritorno di Madeline Miller con “Galatea”, conturbante rivisitazione del mito di Pigmalione – ilLibraio.it
“La canzone di Achille” di Madeline Miller: la ϕιλία con il mortale Patroclo – OUBLIETTE MAGAZINE
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